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Caso ‘Battery Locking’ in Cina: Auto Elettriche Bloccate da Remoto e Autonomia Ridotta. Autorità Indagano, Costruttori Smentiscono

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Marianna Gaito
Il passaggio ai veicoli elettrici (EV) è un pilastro fondamentale per ridurre l’impatto ambientale dei trasporti urbani.

Una mattina scopri che l’auto fa meno chilometri di ieri. La ricarica si ferma prima, il pieno digitale sembra più corto. Non c’è spia d’allarme, solo una sensazione: qualcosa, da qualche parte, ha cambiato le regole senza avvisarti. In Cina c’è chi sostiene che sia successo davvero.

Caso “Battery Locking” in Cina: Auto Elettriche Bloccate da Remoto e Autonomia Ridotta. Autorità Indagano, Costruttori Smentiscono

All’inizio è un dettaglio. Un proprietario scrive su un forum che l’autonomia stimata scende dopo un update notturno. Un altro nota che la ricarica rapida non supera più un certo numero. Poi i post si sommano, i grafici amatoriali pure. E il sospetto, condiviso, diventa parola che gira veloce: battery locking.

Secondo molte testimonianze, alcuni aggiornamenti OTA “silenziosi” avrebbero ridotto la capacità utile delle batterie e abbassato il picco di ricarica. C’è chi parla di un calo tra il 5% e il 15% nel chilometraggio reale e di potenze che da 120 kW scendono stabilmente sotto i 90 kW. Questi numeri circolano da settimane, ma non esistono dati ufficiali consolidati che li confermino. Sono misure di utenti, fatte su percorsi ripetuti e colonnine note. Valgono come indizio, non come prova.

I costruttori negano con decisione. Nessun blocco da remoto, nessuna limitazione arbitraria, dicono. Spiegano che gli aggiornamenti possono modificare la gestione termica e la curva di ricarica per proteggere la batteria nel tempo o dopo eventi anomali. È normale nel mondo delle auto connesse: il software ottimizza, calibra, mette in sicurezza. E spesso lo fa senza cambiare l’aspetto dell’app o il comportamento visibile finché non serve.

Che cosa sta succedendo

Nel frattempo, uffici locali delle autorità di vigilanza sul mercato avrebbero avviato verifiche preliminari. L’obiettivo è semplice: capire se, quando e perché gli aggiornamenti abbiano inciso su prestazioni dichiarate al momento dell’acquisto. Al momento non ci sono esiti pubblici e vincolanti. È un passaggio delicato: tra protezione della sicurezza e tutela del consumatore corre una linea sottile.

Sul campo, i proprietari raccolgono log, screenshot, scontrini di ricarica. C’è chi confronta gli stessi 200 km a 100 km/h, clima spento, gomme uguali, prima e dopo l’update. Altri ripetono test in giornate con temperature simili per ridurre le variabili. Qualcuno documenta sessioni su colonnine identiche e nota plateaus più lunghi. Se bastano per una causa? Non ancora. Ma bastano per fare rumore.

Il punto centrale, oggi, non è tecnico: è la fiducia. Se l’auto può cambiare da un giorno all’altro, serve trasparenza radicale. Note di rilascio chiare. Opt-in per modifiche che incidono su autonomia e ricarica rapida. Strumenti ufficiali per verificare lo stato della capacità e la salute del pacco. E una regola: se la prestazione si abbassa per garantire la sicurezza, bisogna dirlo e, se possibile, offrire alternative o compensazioni.

Perché conta anche fuori dalla Cina

Le auto elettriche connesse vivono di aggiornamenti. È il loro punto di forza e il loro tallone d’Achille. Oggi la questione riguarda la Cina, domani potrebbe toccare chiunque. Senza meccanismi di controllo condivisi, un aggiornamento OTA può sembrare una toppa invisibile che risolve un rischio, ma apre una crepa nella relazione con chi guida.

Non ci sono prove certe di un battery locking intenzionale e sistematico. Ci sono indizi, racconti coerenti, curve di ricarica che cambiano, indagini in corso e costruttori che smentiscono. Nel mezzo ci siamo noi, con le nostre abitudini: il tragitto al lavoro, la spesa, la gita domenicale. Ci fidiamo di una barra che cresce al display. Eppure sappiamo che, sotto, il software decide quando proteggere, quando spingere, quando rallentare.

Forse questa storia finirà con un referto tecnico e un aggiornamento di chiarimento. O con nuove regole su come comunicare ogni cambiamento che tocca la vita quotidiana. Intanto, la domanda resta semplice e urgente: quanto controllo siamo disposti a cedere per avere un’auto che si aggiorna da sola senza chiederci nulla, nemmeno “sei d’accordo”?

Marianna Gaito

Giornalista per passione dal 1996 e di professione dal lontano 2002, nel cuore lo sport fin da bambina. Ho una grande passione per la buona cucina, mi piace sperimentare e creare, coniugando la mia esperienza con la scrittura. Dirigo alcune delle realtà più dinamiche del giornalismo online.

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