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Chrome e Edge lentissimi? Elimina i file IA e libera subito 4GB

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Marianna Gaito
Un esempio pratico di come navigare nelle impostazioni del browser per rimuovere i dati accumulati dalle funzionalità di intelligenza artificiale.

Ti ritrovi con 4 GB spariti dall’SSD e non capisci dove siano finiti? Succede a molti: apri il browser, navighi, chiudi. Intanto un file chiamato “weights.bin” si prende un pezzo di disco. È l’IA locale dei browser moderni. La buona notizia: puoi fermarla e riprenderti quello spazio in pochi minuti.

Mi è capitato su un PC con SSD piccolo. Controllo l’unità, vedo il rosso. Scavo nelle cartelle e spunta “OptGuideOnDeviceModel” con un “weights.bin” da circa 4 GB. Il colpevole? Google Chrome scarica in automatico i pacchetti del modello locale, spesso chiamato Gemini Nano. Microsoft Edge fa lo stesso per alimentare alcune funzioni di Copilot. L’idea è nobile: elaborare i dati in locale per proteggere la privacy. Nella pratica, però, quei gigabyte spariscono senza che tu lo abbia chiesto. E non è solo spazio: l’IA locale usa anche GPU e RAM, e si prende pure un pezzo di banda.

La beffa è che se cancelli a mano la cartella, al riavvio il browser riscarica tutto. Un loop infinito. E qui arriva il punto: serve dire al browser, in modo netto, di non farlo più.

Primo passo: spegnere l’IA dal browser

Parti dalle impostazioni. In Chrome vai su Impostazioni > Sistema e disattiva “AI on device” (o “Innovazioni IA”). Serve a evitare richiami del modello mentre sistemi il resto. Puoi anche passare dai flag: digita “chrome://flags”, cerca “Optimization Guide On Device Model” e “Prompt API for Gemini Nano” e mettili su Disabled, poi fai Relaunch. Funziona subito, ma attenzione: con alcuni aggiornamenti Google reimposta i flag. La documentazione ufficiale lo segnala: le opzioni sperimentali non sono garantite.

Il blocco definitivo: policy di sistema

Su Windows la soluzione stabile passa per il registro di sistema usando le policy aziendali di Chromium. Fai un backup del registro prima di toccare qualsiasi chiave.

Per Chrome: apri regedit e vai su HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Policies. Crea la chiave “Google”, poi “Chrome”. Nel riquadro di destra aggiungi un Valore DWORD (32 bit) chiamato “GenAILocalFoundationalModelSettings” e impostalo a 1.

Per Edge: stesso percorso in “Microsoft” > “Edge”, stesso valore DWORD a 1.

Riavvia il PC. In base alle impostazioni di Chromium, questa policy ha priorità sulle preferenze del browser e impedisce il download o forza la rimozione dei modelli locali. Se la voce non compare nella tua versione, non è un errore: alcune release cambiano nome o disponibilità delle policy; controlla la guida amministrativa più recente.

Su macOS ottieni l’effetto via Terminale: defaults write com.google.Chrome GenAILocalFoundationalModelSettings -int 1 Chiudi e riapri Chrome. Sui Mac con SSD piccoli, quei 4 GB contano eccome.

Per verificare lo stato, digita “chrome://on-device-internals”. Nella sezione “Foundational Model”, se vedi “Eligible” l’IA è supportata ma non per forza scaricata; se risulta “active” o “loaded”, i file sono sul disco.

Consigli pratici: Se la rete rallenta all’improvviso, può essere il download silenzioso di questi pacchetti. Disattivando i modelli perdi riassunti automatici e bozze IA nel browser, ma la navigazione resta identica. Non vuoi toccare il registro? Valuta “Just The Browser”, progetto open source che automatizza profili più sobri e meno invadenti.

A me disturba l’idea che software così popolari decidano da soli cosa occupa il mio disco. L’IA è utile, sì, ma dovrebbe essere opt‑in. Riprendersi quei 4 GB è anche un gesto simbolico: rimettere le mani sul timone. La domanda è semplice: chi deve scegliere cosa vive nel tuo computer, tu o il tuo browser?

Marianna Gaito

Giornalista per passione dal 1996 e di professione dal lontano 2002, nel cuore lo sport fin da bambina. Ho una grande passione per la buona cucina, mi piace sperimentare e creare, coniugando la mia esperienza con la scrittura. Dirigo alcune delle realtà più dinamiche del giornalismo online.

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